Perché è così ben conservata
Ostia era il porto fluviale di Roma, alla foce del Tevere. Nel periodo di massimo sviluppo, fra il II e il III secolo dopo Cristo, ci vivevano decine di migliaia di persone. Poi il porto si insabbiò, i commerci si spostarono, la malaria fece il resto: la città fu abbandonata e sopra non fu costruito più nulla.
È la differenza con Roma, dove ogni epoca ha costruito sopra la precedente. A Ostia l'impianto urbano è rimasto leggibile: le strade, gli isolati, le case a più piani, le botteghe con il bancone di marmo ancora al suo posto.
Cosa si vede
Il Decumano Massimo attraversa tutta l'area ed è la strada principale: si percorre da un capo all'altro come facevano gli abitanti.
Il Teatro è quasi integro e viene ancora usato per spettacoli d'estate. Dietro c'è il Piazzale delle Corporazioni, con i mosaici pavimentali che indicavano il mestiere e la provenienza di ogni compagnia commerciale: navi, delfini, fari, e i nomi delle città africane e sarde da cui arrivavano le merci.
Le Terme di Nettuno hanno un grande mosaico con il dio sul carro trainato da cavalli marini, visibile dall'alto da una passerella. E poi ci sono le insulae, i condomini romani a più piani, i thermopolia — le tavole calde antiche, con il bancone e l'affresco del menu — e le latrine pubbliche a venti posti.
Come arrivarci
È l'aspetto più comodo: si prende la ferrovia Roma-Lido da Porta San Paolo, accanto alla stazione Piramide della metro B, e si scende a Ostia Antica. Il viaggio dura una mezz'ora e il biglietto è quello urbano dei mezzi pubblici, senza supplementi.
Dalla stazione all'ingresso degli scavi sono cinque minuti a piedi, attraversando un cavalcavia.
Consigli pratici
L'area è vastissima e quasi del tutto priva d'ombra. D'estate va fatta la mattina presto, con acqua e cappello. In primavera e in autunno è perfetta.
Servono almeno tre ore per vedere le cose principali senza correre, e mezza giornata per farla con calma. Le scarpe devono essere robuste: si cammina su basolato antico e su terreno sconnesso.
Accanto agli scavi c'è anche il borgo medievale di Ostia Antica, con il Castello di Giulio II: si visita a parte ed è quasi sempre deserto.
Cosa la rende diversa da Pompei
Il paragone con Pompei è inevitabile e in parte fuorviante. Pompei fu sepolta in un giorno e conserva la vita quotidiana congelata in un istante: i mobili, il cibo, i corpi.
Ostia invece si è svuotata lentamente, nel corso di secoli. Non conserva l'istante, conserva la struttura: come era organizzata una città romana, come si viveva in un condominio di quattro piani, come funzionava un porto commerciale. Per capire l'urbanistica romana è più utile Ostia; per l'emozione è più forte Pompei.
E c'è la differenza pratica: Pompei è a tre ore da Roma, Ostia a trenta minuti con un biglietto urbano.
Il museo e il resto del parco
Dentro l'area c'è il Museo Ostiense, che raccoglie le sculture e i reperti trovati negli scavi: è piccolo, climatizzato e utile come pausa a metà visita.
Poco distante, sulla via Ostiense verso Roma, ci sono altri due luoghi collegati: la Necropoli di Porto all'Isola Sacra e i resti dei porti imperiali di Claudio e Traiano, con il bacino esagonale ancora leggibile dall'alto. Hanno orari e ingressi propri.
Quando andarci
Primavera e autunno sono le stagioni giuste: l'area è aperta, senza ombra e molto estesa. In aprile e in ottobre si cammina bene per tre o quattro ore.
D'estate va fatta all'apertura, con acqua e cappello, e si esce entro mezzogiorno. D'inverno è piacevole nelle giornate di sole e quasi deserta, ma le giornate corte riducono il tempo utile: l'ultimo ingresso è un'ora prima della chiusura, che nei mesi invernali arriva presto.
Il lunedì il parco è in genere chiuso, come molti siti archeologici italiani: è la prima cosa da verificare prima di prendere il treno.
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